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venerdì 12 gennaio 2024

"I figli della mezzanotte" di Salman Rushdie | Recensione

I figli della mezzanotte

Salman Rushdie




Mondadori
Oscar 451

prezzo copertina: 15,00€
















♦ RECENSIONE


Saleem Sinai è nato il 15 agosto 1947 a mezzanotte, nello stesso istante in cui l’India esce dal controllo coloniale britannico e diventa indipendente. Tanti altri bambini nascono più o meno a quest’ora fatale che dona a loro doti come: invisibilità, forza, bellezza e capacità di viaggiare nel tempo. I poteri di Saleem Sinai, però, hanno un’intensità diversa, perché riesce a penetrare nell’animo delle persone come nessun altro sa fare ed egli stesso racconta la sua tragicomica storia quando sente che la sua vita è arrivata al capolinea.
Il suo punto di vista non risparmia le vicissitudini storiche e politiche che hanno segnato l’India, il Pakistan e gli inglesi durante quegli anni, perché oltre ad essere sfondo sono parti decisive della storia.


“Ma chi sono io? La mia risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine. Lo ripeto per l’ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.”



Saleem è un uomo tormentato. Sente il peso della storia del suo paese, della sua famiglia e del destino a cui non può fuggire. I suoi poteri sono una fortuna ma sono anche una maledizione, perché è tutto di più – più forte, più pesante, più sofferto, più intenso. Scopre verità scomode, tradimenti e amori che lo mettono in una posizione scomoda da cui prendere delle decisioni. Inoltre, i tanti personaggi che vivono questa storia occupano uno spazio ben preciso; alcuni saranno di aiuto al nostro protagonista, altri invece saranno rivali.


Non è facile parlare di questo libro, perché ci sono tanti aspetti da prendere in considerazione.

La trama è ricca di eventi, ma è lo stile di scrittura a fare la differenza, perché si alternano flashback e anticipazioni che possono creare un po' di confusione.
Salman Rushdie non risparmia nessun dettaglio in nessuna delle scene narrate, partendo spesso agli albori prima di arrivare al nocciolo della questione. È ricco, davvero ricco di parole e pensieri anche contorti. È tutto un insieme di legami, rivalità, conflitti e pace che in un modo o nell’altro riescono a coesistere. È una matrioska di storie incastrate tra loro, in alcuni punti si toccano, mentre in altri si dividono, ma fa tutto parte dello stesso pacchetto.
È una lettura che richiede tempo e attenzione, dove credenze mistiche e realtà si scontrano sullo stesso campo.
Personalmente ho fatto fatica, non lo nascondo. Ci sono stati capitoli che sembravano non finire mai, eppure ci sono anche quelle parti che travolgono e si rimane impotenti davanti alla maestria di narrazione dell’autore.



“Credetemi, per favore: io sto cadendo a pezzi.
Non lo dico metaforicamente, e non è neanche la mossa iniziale di una melodrammatica, oscura e abietta richiesta di compassione. Voglio semplicemente dire che ho cominciato a incrinarmi come una vecchia brocca – che il mio povero corpo, strano, sgraziato, investito da un eccesso di storia, soggetto a drenaggi sopra e sotto, mutilato da porte, colpito alla testa da sputacchiere, ha cominciato a sfasciarsi alle giunture. Insomma, mi sto letteralmente disintegrando, per ora lentamente, ma ci sono già indizi di accelerazione. Vi chiedo soltanto di accettare (come l’ho accettato io) che finirò sbriciolato in (circa) seicentotrenta milioni di granelli di polvere anonima e inevitabilmente immemore. Per questo ho deciso di confidarmi sulla carta, prima di dimenticare. (Noi siamo una nazione di smemorati).
Ci sono momenti di terrore, ma passano. Il panico, come un gorgogliante animale marino, risale a cercar aria, ribolle alla superficie, ma ritorna poi nel profondo. Per me è importante restare calmo.”


VOTO FINALE
3/5
⭐⭐⭐
BUONO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale.
Ogni persona è libera di scegliere in piena libertà se leggere o meno il libro in questione, quindi anche essere in accordo o disaccordo con la recensione scritta, 
poiché si ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥ 

venerdì 28 luglio 2023

"Zucchero bruciato" di Avni Doshi | Recensione

foto via Instagram


Zucchero bruciato

Avni Doshi



in foto TEA libri per Casa Editrice Nord

prezzo copertina 9,90€


Traduzione di Francesca Martucci




“Mia madre ha un nome bellissimo. Tara. Significa stella, è uno dei nomi della dea Durga. Come Kali Mata. Mi ha chiamata Antara, conoscenza profonda, non perché amasse quel nome ma perché odiava se stessa. Voleva che sua figlia avesse una vita la più diversa possibile dalla sua. Antara era in realtà Un-Tara, come dire non-Tara: perché Antara sarebbe stata diversa da sua madre. Ma quel tentativo di differenziarci ha finito per metterci in competizione.”



♦ RECENSIONE


Già con il significato dei loro nomi, madre e figlia disegnano un quadro aggrovigliato di esistenze la cui cornice fatica a tenere a bada.

Tara sta perdendo la memoria, i momenti di non lucidità aumentano sempre di più, mettendo a dura prova la già tormentata vita della figlia. Antara porta ancora le ferite di un passato tartassato dalla ribellione giovanile della madre, che ha un matrimonio finito alle spalle e la volontà di vivere secondo le sue idee, senza badare all’incolumità di Antara. Sono tanti i traumi che la figlia vuole far ricordare alla madre nonostante l’Alzheimer pressante, perché per colpa sua si trova a dover fare i conti con turbamenti e mancanze.

Ma che senso ha farle riaffiorare il passato se la sua memoria non collabora?

Antara, inoltre, è circondata da persone che non la aiutano. Il padre biologico è assente e non ha fatto nulla (tranne una piccola eccezione) per salvare la figlia, il legame con il marito Dilip entra in crisi, la suocera non fa altro che ostacolare la nuora e la sua amica sembra non accorgersi di nulla.


È una vita claustrofobica e tormentata quella di Antara, legata alla città di Pune e rinchiusa in un circolo vizioso da cui vorrebbe evadere ma non trova soluzione. Madre e figlia sono in costante lotta tra loro, si vogliono differenziare, ma falliscono. Antara deve fare pace con il fatto che non è poi così tanto diversa dalla madre. Questa consapevolezza la porterà a seguire le stesse orme della madre o la spronerà ad agire diversamente? Il finale rimane aperto per una personale interpretazione. 



Un romanzo dalla prosa asciutta e tagliente che ripercorre il passato delle due donne mettendo in luce difficoltà, incomprensioni e rivalità che caratterizzano il loro legame turbolento.

La lettura si destreggia in momenti pregni di informazioni e le vicende del passato vengono a galla intrecciandosi con il presente senza seguire regole precise.

Il punto di vista della figlia permette di empatizzare con il suo tormento, la sua rabbia e la sua voglia di vendetta, ma anche la confusione e i dubbi che tutta questa situazione la porta ad affrontare.

Verso il finale si rimane con l’amaro in bocca, perché non si ha una risposta precisa, punto che sarebbe stato interessante approfondire di più, poiché sarebbe stato in linea con la narrazione. Anche il rapporto con il marito viene solo accennato, lasciando un po' tutto in sospeso. È una lettura che coinvolge e offre molti spunti di riflessione, anche se nel complesso manca quel qualcosa in più per far scattare la scintilla.


Zucchero bruciato è un romanzo d’esordio che nonostante qualche difetto si fa sentire e lascia il segno, raccontando di un legame madre-figlia difficile, ma anche sull’impotenza che determinate situazioni presenta.




VOTO FINALE

3 E MEZZO

⭐⭐⭐ e mezzo

BUONO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.


Grazie ♥ 




mercoledì 26 luglio 2023

"La vera storia del pirata Long John Silver" di Björn Larsson | Recensione

foto via Instagram




La vera storia del pirata Long John Silver

Björn Larsson



Iperborea


prezzo copertina: 18,50€


Traduzione di Katia De Marco

Postfazione di Roberto Mussapi











"Posso dire di aver vissuto, questo è poco ma sicuro, com'è vero che mi chiamo John Silver, detto Long, detto Barbecue, anche se non è durato fino alla fine, e forse non c'è poi tanto di cui vantarsi. D'altra parte, ho fatto quel che ho potuto per sopravvivere a me stesso."



♦ RECENSIONE


È sempre difficile rendere giustizia a un libro che ha colpito in modo particolare e lo è ancora di più se all’inizio non ci avresti scommesso un soldo.

Ci provo.



Il personaggio di John Silver è presente nell’opera de L’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson. È una figura misteriosa, si destreggia senza difficoltà nonostante abbia una gamba sola ed è capace di attirare l’attenzione con poche parole. Nell’opera - nonostante l’importanza delle sue azioni - rimane un po' al margine e alla fine quando sparisce nel nulla il pubblico rimane senza una spiegazione. Ed ecco che Björn Larsson sazia la voglia di conoscere questo personaggio tanto enigmatico quanto interessante.



Siamo nel 1742 e John Silver riconosce di aver vissuto a lungo. Tutti quelli che conosceva sono morti e dal suo nascondiglio in Madagascar sente l’esigenza di scrivere la sua storia.


John Silver abbandona la sua casa natale all’età di quindici anni. Non sa bene cosa vuole fare nella vita, ma durante il colloquio con un capitano in una taverna rimane affascinato dai suoi racconti della vita in mare e dentro di lui scatta qualcosa: ha trovato la sua strada.

Il suo primo capitano è il signor Wilkinson e gli rimane fedele per ben dieci anni. Durante questo tempo John impara bene com’è la vita in una nave e lo mette senz’altro a dura prova. Si lascia alle spalle l’ingenuità di ragazzino e forgia la sua maturità giorno dopo giorno. Questa con il capitano Wilkinson apre le porte a innumerevoli avventure, perché com’è vero che si chiama John Silver, ne ha vissute di vite quest’uomo.



L’autore fa narrare Silver in prima persona e il coinvolgimento è assicurato. Il ritmo è incalzante e il susseguirsi delle vicende tra passato e presente danno poco respiro a chi legge – qui la noia non è contemplata.

John Silver mette nero su bianco alcune scomode realtà, come le pessime condizioni dei marinai, il contrabbando, la pirateria, il commercio illecito, la tratta degli schiavi e lui stesso di tutto questo ne è sia artefice che vittima.

Il linguaggio è specifico per quanto riguarda la navigazione e crudo nelle varie dinamiche storiche che spesso dimentichiamo essere successe per davvero. Non ci sono sentimentalismi inutili, solo eventi descritti con chiarezza e spietatezza.


John Silver parte dal basso e con fatica e astuzia arriva ad essere il braccio destro del capitano di turno, posizione che lui però non ricoprirà mai, perché “avevo un cappio intorno al collo, ma le spalle le ho sempre avute libere” ripete spesso.

Il suo fascino è anche dovuto dal fatto che lui rimane fedele a sé stesso dall’inizio alla fine, nel bene e nel male. È astuto, impara in fretta, sbaglia, ma non si perde mai d’animo, nemmeno quando inizia ad essere ricercato in più posti.

Si ritrova sempre in situazioni difficili, eppure non si piange mai addosso e compiendo scelte più o meno discutibili riesce a cavarsela – con anche una buona dose di fortuna, bisogna riconoscerlo, riuscendo a raggirare più volte la minaccia della forca. 

Gli unici momenti in cui sente di avere le gambe molli è quando incontra due donne che gli faranno cadere per un po' la sua corazza dura per dare spazio a un minimo di sentimento, ma niente romanticismo smielato. Quello che lega Silver e le due donne che incontra durante il suo percorso (che non menziono solo perché gli incontri sono tutti da scoprire) è un legame difficile da incasellare, eppure esiste.

L’unica pecca del libro è che queste donne non hanno un loro approfondimento. Rimangono accennate, poco presenti, ci sono per un determinato scopo e sono loro ora a rimanere avvolte nel mistero. Eppure è una mancanza che si può comprendere, perché questa è la storia di Long John Silver, di quello che ha dovuto passare prima di ritrovarsi da solo e stabilito in un rifugio nascosto. Di un gentiluomo di ventura e nemico dell’umanità, che non si è mai perso d’animo, ha sempre trovato il modo di sfuggire alle difficoltà e ha aiutato in qualche modo altre persone. 

Ha solcato mari, ha commerciato illegalmente, ha obbedito ai capitani di turno, ha aiutato ed è stato tradito, si è unito ai pirati più spietati del tempo non senza incutere altrettanto timore e facendosi rispettare. A suo modo è sempre stato libero di scegliere e agire come pensava fosse giusto agire dall’inizio alla fine e sicuramente è stato protagonista del suo vissuto.



La vera storia del pirata Long John Silver è un romanzo di avventura rivolto ad un pubblico più adulto, dove si intrecciano ribellioni, combattimenti, vita, morte, miseria, vittorie, vendette e il tutto raccontato con fredda lucidità. Per esempio, l’episodio di apertura racconta di come John ricordi perfettamente la sensazione della lama che amputa la sua gamba lesa da una sua ben nota conoscenza e lo fa con una freddezza quasi invidiabile. Ogni ferita, ogni perdita non hanno fatto altro che renderlo ancora più perspicace e reattivo.

Un lungo viaggio fino ad arrivare anche a intrecciarsi con l’impresa con Jim Hawking ne L’Isola del Tesoro per il tanto agognato tesoro del pirata Flint, con cui lo stesso John ha trascorso gli anni migliori della sua vita che si conclude con un finale che lascia la sensazione di aver perso un amico per sempre.


Ce ne sarebbero di cose da dire su questo libro, ma non voglio rovinare l’esperienza.

È una lettura che tiene alta l’attenzione, si divora a suon di imprese, dove i contrasti non sono mai stati tanto in lotta tra loro. Un libro tutto da scoprire, che stimola l’interesse verso una vita avventurosa, senza cadere nel moralismo.


Lunga vita a John Silver!



VOTO FINALE

5/5

⭐⭐⭐⭐⭐

BELLISSIMO


P.S. Nonostante non sia di vitale importanza al fine della comprensione generale, personalmente consiglio la lettura de La vera storia del pirata Long John Silver dopo quella de L’Isola del Tesoro, perché si aggiungono dei dettagli in più.  



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥ 

martedì 18 luglio 2023

"L'idiota" di Elif Batuman | Recensione

foto via Instagram





L’idiota

Elif Batuman



Einaudi


prezzo copertina: 21,00€


Traduzione di Martina Testa









♦ RECENSIONE


Selin è una ragazza che vive attraverso i libri, è convinta di avere tutto il necessario per affrontare la vita reale, ma durante il suo primo anno ad Harvard ogni sua convinzione verrà messa in discussione.

È il 1995, Internet sta muovendo i suoi primi passi tra dubbi e perplessità, ma è proprio grazie a questa nuova tecnologia che ha l’opportunità di mettersi in contatto con Ivan, un ragazzo più grande di lei e altrettanto misterioso. Frequentano assieme il corso di russo e i loro messaggi hanno un forte richiamo a questa letteratura. I due instaurano un legame che è difficile definire. Amicizia? Amore? O nessuna delle due? Quando scrivono sembrano molto più a loro agio di quando si incontrano di persona, eppure c’è qualcosa che li fa rimanere vicini anche quando si vedono nel concreto. Nel frattempo Selin cerca di fare amicizia anche con altre ragazze della scuola che la accompagneranno in progetti scolastici e serate tra amiche.


Selin è inesperta, brama conoscere il profondo delle cose e delle parole. Si lascia trasportare dagli eventi a volte con convinzione, altre volte senza, perché in fin dei conti ha solo diciotto anni ed è come se vedesse il mondo per la prima volta. Si stupisce di un gesto, si interroga sui sentimenti ed è tutto così confusionario da risultare familiare.



Elif Batuman riesce a racchiudere in Selin la spensieratezza, ma anche la confusione della giovinezza, età tanto ricca quanto incasinata. Sono anni in cui ci si crede invincibili e desiderosi di realizzare ogni sogno, ma la realtà quasi mai si presenta come lo si immagina e bisogna trovare i mezzi necessari per capirla e affrontarla, tenendo conto poi di tutti gli ostacoli che si presentano senza preavviso.


Il ritmo narrativo è lento e di eventi significativi non ne succedono tanti. Alcuni messaggi che Selin e Ivan si scambiano sono quasi al limite dell’assurdo, non tanto per i riferimenti a Dostoevskij, ma alle parole che scelgono di usare. I dialoghi sono spesso ironici che danno quel pizzico di divertimento giusto per alleggerire alcune dinamiche.



Il libro mi ha lasciata parecchio confusa, ma forse era proprio questo lo scopo (giusto?). Questo non vuol dire che non l’ho apprezzato; anzi. A fine lettura il cerchio si è chiuso e ho interpretato a modo mio quale fosse il messaggio finale. È quel tipo di lettura che necessita di un po' di tempo per far sedimentare i pensieri. 

È probabile che in alcuni comportamenti o pensieri di Selin ci riconosciamo noi stessi, tra ragionamenti, dubbi, incertezze, confusione e delusioni, ma anche voglia di esplorare il mondo, cercare di capirlo, di trovare la propria strada senza arrendersi, anche dopo aver capito di aver sbagliato tutto.


Lo sviluppo pecca di profondità, non scava nella psicologia dei personaggi che rimangono come abbozzati e poco delineati; quasi sfuggenti. Eppure, dai dialoghi e le varie peripezie seminano tanti indizi su cui si può riflettere, perché L’idiota è anche questo: un romanzo di formazione dove la trama lascia lo spazio ai sentimenti dei personaggi che sono in balia degli anni più sconvolgenti della vita.


Non reputo L’idiota un capolavoro. Sinceramente non ha raggiunto le mie alte aspettative, ma è una lettura godibile che bilancia gli aspetti positivi e negativi della vita di una giovane ragazza che non vuole più fare idiozie, ma agire nel modo giusto, imparando a colmare le sue lacune.

Leggerò comunque il seguito quando verrà pubblicato anche in italiano.




VOTO FINALE

3 E MEZZO /5

⭐⭐⭐ e mezzo

BUONO




Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥ 


giovedì 13 luglio 2023

"Delitto e castigo" di Fëdor Dostoevskij | Recensione

foto via Instagram



Delitto e castigo

Fëdor Dostoevskij


Einaudi ET classici


prezzo copertina: 13,50€


traduzione di Emanuela Guercetti

prefazione di Natalia Ginzburg

saggio introduttivo di Leonid Grossman







AVVERTENZE: non so se considerare alcune informazioni spoiler. È vero che questo è un romanzo scritto nell’Ottocento, ma è anche vero che non tutte le persone lo hanno già letto. Alla fine c’è una frase che rivela il finale e per chi non desidera leggere comunico che è segnalato.




♦ RECENSIONE

Rodion Romanovič Raskol’nikov è un giovane che ha abbandonato gli studi di legge per difficoltà economiche. Alloggia in una delle camere che la vecchia usuraia Alëna Ivanovna affitta nei bassifondi di San Pietroburgo. In questo clima di miseria Raskol’nikov ha una convinzione, vuole dimostrare la sua superiorità. Così decide di uccidere l’anziana affittacamere.

Egli è convinto che questo gesto gli porterà in segreto riconoscenza per aver eliminato dalla società una persona disonesta e inferiore.

Rimane in silenzio, riesce a fuggire prima di essere colto sul fatto e aspetta di assaporare la gloria delle persone, ma le cose non vanno come sperato.

Raskol’nikov, infatti, è tormentato dai sensi di colpa, è turbato ed è sempre in allerta di essere scoperto durante le indagini e spedito ai lavori forzati in Siberia.

Raskol’nikov sostiene che l’umanità sia divisa grossomodo in due categorie: una inferiore, pronta a obbedire e vivere nella passività, e una superiore, con il talento di andare oltre alle leggi dove tutto è concesso al fine di non intralciare la sua attività.

Il giovane è certo di appartenere alla categoria dei forti, dei superiori, eppure subito dopo il fatto si scopre che questa sua stessa idea di forza lo porta alla sconfitta, alla debolezza rivelando la fragilità.



Delitto e castigo è uno dei romanzi psicologici che hanno segnato un movimento letterario. Si scava dunque nella mente dei personaggi, mentre gli eventi si spostano in secondo piano. Tra l’Ottocento e il Novecento si sente l’esigenza di mettere nero su bianco la realtà dei fatti, essere realisti e trovare risposte nella coscienza.

Raskol’nikov è il personaggio che incarna le caratteristiche che sarebbero state poi inquadrate nel mito del superuomo di Nietzsche, perché è un uomo che ha avuto un’idea e ha agito al fine di raggiungere l’obiettivo, andando contro alla morale e alla legge. Eppure Dostoevskij si differenzia dall’ideologia del filosofo tedesco, perché prende in considerazione l’altro lato della medaglia, ovvero che questa stessa forza nasconde un risvolto negativo in cui si rivela la gracilità dell’uomo stesso.



La trama si snoda tra numerosi personaggi, lunghi flussi di coscienza e dialoghi proprio per sottolineare l’aspetto psicologico del protagonista. Raskol’nikov dopo il delitto è tormentato dai pensieri, dai dubbi, tanto da farlo ammalare e svenire più volte al giorno. Per questo viene costantemente seguito dal suo unico e fedele amico Dmitrij Prokof'evič Vrazumichin meglio conosciuto come Razumichin che lo assiste e rimane al suo fianco fino alla fine.

Tra gli altri personaggi su cui porre attenzione è anche la sorella di Raskol’nikov, ovvero Avdot'ja Romanovna Raskol'nikova chiamata più volte con il diminutivo Dunja o Dúnečka. Lei è una presenza femminile fuori dallo stereotipo di donna fragile e succube, ma che purtroppo per ovvie ragioni non viene approfondita come dovrebbe.

Ci sono tanti altri personaggi interessanti, ma sono tutti da scoprire.


Delitto e castigo è il ritratto della società pietrobughese segnata dalla fame, dalla povertà, dal senso di riscatto per la disperazione, dalla prostituzione, dai bordelli, dalle disgrazie, ma anche dalla ricchezza, dal potere di pochi e dal senso di giustizia, esaltandone il netto contrasto.



La lettura potrebbe risultare un po' difficoltosa, soprattutto per chi non ha dimestichezza con la letteratura russa, ma con un paio di appunti e quel giusto livello di concentrazione tutto fila abbastanza liscio, nonostante i lunghi sproloqui spesso dilungati e ripetitivi dello stesso protagonista.


Raskol’nikov è infatti un personaggio contraddittorio. In sé racchiude il bene e il male, la forza e la debolezza, il senso di riscatto e il tormento e mette chi legge in una posizione scomoda su cui riflettere. È da giustificare il suo comportamento? Ha fatto bene? Può le altre azioni buone compiute perdonare il delitto? Fino a quanto un uomo può spingersi pur di realizzare i suoi ideali? E se fallisce?


[ATTENZIONE, PROBABILE SPOILER SUL FINALE]

Egli si tormenterà fino alla condanna per poi trovare l’amore e un nuovo senso di vivere, senza dimenticare quello che ha compiuto, trovando una sorta di pace anche nella fede e nell’amore.

Nulla toglie che i dubbi e le domande poste poc’anzi non trovino una risposta netta ed esaustiva. Lui comunque è colpevole di omicidio, ma dopo tutto il suo ragionamento finale, si può perdonare?

[FINE PROBABILE SPOILER]




Delitto e castigo è una lettura che indubbiamente comporta del tempo e dell’attenzione. È un classico su cui soffermarsi e analizzare ogni dettaglio, perché nulla è lasciato al caso.

Si percepisce la disperazione e il tormento del protagonista, come anche i preconcetti e le ideologie di quegli anni. Ogni persona si trova in una condizione di miseria e con il desiderio di riscattarsi e ritrovare una rinnovata pace, anche se alcuni castighi non si potranno mai cancellare.



Sono (purtroppo) convinta di non aver dato giustizia a tale opera. Non è una lettura da fare in cuor leggero, c’è sicuramente da fare un minimo di approfondimento per captare ogni significato nascosto. Questa è una mia personale interpretazione e ho provato a scrivere quello che ho percepito. Giusto o sbagliato che sia, il bello della lettura è anche mettere a confronto le diverse sensazioni.

Per quanta fatica fatta, sono molto contenta di aver recuperato questo pilastro della letteratura russa e rinnovato il mio interesse nel voler saperne di più.




VOTO FINALE

4/5

⭐⭐⭐⭐

BELLO





Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.


Grazie ♥