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venerdì 2 agosto 2024

"Più forte di ogni addio" di Enrico Galiano | Recensione

foto via Instagram







Più forte di ogni addio

Enrico Galiano


Garzanti


prezzo copertina (edizione in foto): 17,90€











♦ RECENSIONE


Quando un libro ti delude dopo averci alimentato tutta una serie di aspettative non è mai facile da gestire, ma andiamo con ordine.

Dell’autore avevo letto in passato Eppure cadiamo felici e mi era piaciuto moltissimo. Poi con Tutta la vita che vuoi mi era piaciuto il concetto di base che voleva far passare, nonostante la storia fosse molto in bilico e ho deciso infine di recuperare questo titolo che purtroppo contro ogni aspettativa non mi ha convinta.


Michele Strada ha perso la vista a causa di un brutto incidente quando aveva 13 anni, proprio nello stesso giorno in cui era stato preso come portiere dell’Udinese. Il suo sogno si è frantumato in mille pezzi quella maledetta sera, eppure lui non si è mai fermato a piangersi addosso e ora che è all’ultimo anno delle superiori riesce per sino prendere il treno per la scuola da solo. È proprio su questo treno che un giorno si imbatte in un profumo particolare e scopre appartenere ad una ragazza. Michele e Nina iniziano così a conoscersi, ad amarsi andando oltre ai limiti, fino a quando una rivelazione fa crollare tutto il castello costruito.


Lo stile di scrittura semplice e lineare tipico dello scrittore riesce a far girare pagina dopo pagina chi legge perché la curiosità è alta, ma dopo il plot twist che avrebbe dovuto sconvolgere la lettura mi ha lasciata un po' perplessa. L’interesse è calato, perché chi ha già letto qualcosa di suo o ha una buona intuizione in materia un po' se lo aspetta quel cambio di programma. La discesa prosegue a circa metà del libro con tutta la risoluzione del caso e di alcuni avvenimenti che ho trovato parecchio problematici.


A seguire faccio SPOILER perché non riesco a tenermi dentro tutte quelle domande, quindi, per chi non volesse sapere, deve proseguire dopo FINE SPOILER.









SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER - SPOILER


Il plot twist che avrebbe dovuto ribaltare la trama non è poi così impensabile. Anzi, era parecchio intuibile che Nina c’entrasse con l’incidente, ma a tal proposito mi sorgo dei dubbi. A livello di indagine, non si erano mai prese le impronte digitali? Davvero non si era mai presa in considerazione questa pista? E dichiarare il falso non è reato?

Mi ha fatto storcere parecchio il naso soprattutto le sue azioni dopo la dichiarazione. Lei per prima aveva detto a Michele di dimenticarla e lui per un primo momento è stato freddo e impassibile al fine di rimanere arrabbiato con lei (qui ho tifato per lui, mi è piaciuta la sua determinazione), ma poi di punto in bianco se ne esce fuori con la solita storia dell’essere destinati a stare insieme, di essersi incontrati per un motivo e questo, seppur nel modo peggiore, era l’unico modo che il destino aveva in serbo per loro. Eh, no, qui non ci siamo proprio. Se fosse stato il contrario, si sarebbe urlato allo scandalo contro l’insistenza dell’uomo; invece qui sembra che la ragazzina possa insistere e far cambiare idea a Michele senza problemi. Lei è la causa della cecità del ragazzo e lui deve accettare le sue scuse, non essere arrabbiato e infine mettersi obbligatoriamente con lei? Sul serio? E il suo pensiero non conta?

Premettendo che io non sono del mestiere e non voglio fare della terapia l’unica soluzione ad ogni problema, ma questa ragazza con tutto il bene del mondo ha davvero bisogno di essere seguita; è un personaggio che non manda poi così tanti segnali positivi. Inevitabilmente ha dei traumi da gestire e da superare – la morte del padre prima e l’incidente dopo -. Va bene che da giovani si fanno cavolate, ma quelle che compie lei sono ai limiti, perché buttarsi della candeggina sugli occhi per diventare cieca sia per il senso di colpa sia perché voleva capire come essere ciechi...mi sembra troppo su cui poter sorvolare. A livello penale poi lei non ha nessuna conseguenza? Il caso è chiuso? Lei se ne può andare in Belgio dai nonni portandosi appresso Michele? Ok, sono maggiorenni, ma non sembra tutto troppo a lieto fine e con la fuga come soluzione?

Anche sulla cecità di Michele avrei delle domande. Interessante e di buon esempio che lui stesso non si pianga addosso e riesca a reagire, però mi sembra che tutto sia troppo facile. E come fa a usare il cellulare, scrivere i messaggi e fare le ricerche al computer da solo? Se ci fosse stata scritta anche una sola semplice riga di spiegazione come ad esempio: “Michele ha i dispositivi impostati al fine che li possa usare senza problemi”, sarebbe stato un problema in meno, ma più di qualche volta il dubbio assale e mi sembra strano che nessuno si sia accorto di questa lacuna. Usa i messaggi vocali, perfetto, ma spesso viene usato proprio il verbo “scrivere” e come fa?

Anche sugli altri personaggi avrei da obiettare. C’è un professore dichiaratamente misogino che dispensa consigli a Michele su come conquistare le donne (e infatti rimarca ogni tipo di stereotipo sbagliato possibile esistente), l’amico Carlo descritto come quello lo sciocco del villaggio che il più delle volte si dimentica di avere un amico cieco, una tatuatrice che basta il tempo di un tatuaggio per farsi dire vita, opere e miracoli da Nina e diventano migliori amiche e la appoggia in ogni cosa, rispettivi genitori che si comportano più da infantili che da adulti… Mi dispiace, non riesco proprio a lasciarmi coinvolgere da questa storia.


FINE SPOILER - FINE SPOILER - FINE SPOILER - FINE SPOILER - FINE SPOILER -





La mia non vuole essere una recensione arrabbiata, sono solo delusa da questa storia tanto decantata romantica e poetica, ma qui di amore e poesia non ho percepito nulla. Non si possono più sorvolare su alcuni concetti. Non è amore la costrizione, non è amore la non libertà di scelta, non è amore il gesto estremo per attirare l’attenzione e non si può sempre tirare in ballo il destino scritto e far per forza legare due persone che si incontrano per strada.

Ho percepito purtroppo molta tossicità in questa storia, una storia che non rende giustizia al messaggio che avrebbe dovuto essere il fulcro, ovvero quello di cogliere l’attimo e di dire le cose.

Essere due ragazzini pieni di sogni non vuol dire non affrontare i problemi e non prendersi le proprie responsabilità.

Sono consapevole di essere la voce fuori dal coro, in quanto la stragrande maggioranza dei pareri sono più che positivi. Forse sto mettendo per primo il mio pensiero, ne prenderei atto. Non mi voglia male chi lo ha amato, un parere è sempre soggettivi e vanno rispettati.


Pazienza, andrà meglio la prossima volta.


DELUDENTE


Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale.
Ogni persona è libera di scegliere in piena libertà se leggere o meno il libro in questione, quindi anche essere in accordo o disaccordo con la recensione scritta, 
poiché si ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.


Grazie ♥ 

martedì 6 febbraio 2024

"Un uomo solo" di Christopher Isherwood | Recensione

 


Un uomo solo

Christopher Isherwood



Adelphi Edizioni

prezzo copertina: 12,00€


Traduzione di Dario Villa







“In tutte le vecchie crisi, degli anni Venti, degli anni Trenta, la guerra – ciascuna delle quali ha lasciato tracce in George, come una malattia -, quello che gelava il sangue era la paura dell’annientamento. Ora ci portiamo dentro una paura ben più terribile, la paura di sopravvivere.”



RECENSIONE

Quando lessi questo libro la prima volta anni fa a onor di onestà non mi fece impazzire. Capii il concetto e il fine, eppure mi lasciò tiepida.
Da un paio di giorni a questa parte, però, questo libro continuava a saltarmi all'occhio senza capire il motivo. "L'ho già letto, perché continua a perseguitarmi?" mi chiedevo. Io non credo nel destino scritto o ai segnali da chissà quale entità esterna, però mi sono decisa di rileggerlo e finalmente ho capito tutto.

Alla prima lettura non ero pronta ad accogliere tale struggente bellezza.


Nell'arco di ventiquattro ore assistiamo il professore George che si aggrappa alle poche luci della vita da cui allo stesso modo ne mantiene la distanza per ritornare nell'oscurità, perché il suo amato Jim è morto e nonostante voglia concentrarsi sul presente, il passato non gli dà pace.
Si cala nel ruolo che la società gli ha affidato, si impone di coinvolgere ed essere coinvolto dal mondo esterno, eppure il suo cuore rimane passivo.



“Jim non sostituiva niente. E se permettete, un sostituto per Jim non esiste.”



Un racconto intimo e struggente di un uomo maturo che si sente solo, che cerca in tutti i modi di sopravvivere e quando sembra possa avere ritrovato lo spirito, la vita giocherà la carta più spietata.


È un ritratto tanto drammatico quanto poetico di una persona che ha perso quello che più le era caro e che trovandosi in balia della tempesta non può fare altro che lasciarsi trascinare, perché a opporre resistenza sembra impossibile.

Il professor George è l'incarnazione di tante persone che si sono sentite sole in passato, che si sentono sole nel presente e che purtroppo si sentiranno sole nelle generazioni future. Il paradosso sta che in questa solitudine vi appartengono tantissime persone, più di quando siamo disposte ad ammettere e l'aspetto ancora più ingiusto è che il più delle volte non ce ne rendiamo nemmeno conto.



“Quindi ora si applica coscienziosamente a pensare ai loro pensieri, a entrare nel loro umore. Con l’abilità di un veterano, si spalma rapidamente il make-up psicologo adatto al ruolo che deve interpretare.”



Lo stile di scrittura si destreggia tra la semplicità e il dettaglio, lasciando a chi legge il compito di emozionarsi per questo piccolo gioiello cartaceo.


“Hanno paura di ciò che sentono aggirarsi nell'oscurità intorno a loro, di ciò che da un momento all'altro può emergere nella luce inequivocabile delle loro lampade, e che non si potrà più ignorare né cancellare con una spiegazione. Hanno paura del nemico che non entra nelle loro statistiche, della gorgone che rifiuta la chirurgia plastica, del vampiro che beve sangue con schiocchi rumorosi, incivili, della bestia nauseabonda che non usa i loro deodoranti, dell'innominabile che malgrado tentino di zittirlo insiste a dire il suo nome.

Con tutti i mostri che ci sono, pensa George, hanno paura del più piccolo: di me.”



GIUDIZIO FINALE:

MERAVIGLIOSO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale.
Ogni persona è libera di scegliere in piena libertà se leggere o meno il libro in questione, quindi anche essere in accordo o disaccordo con la recensione scritta, 
poiché si ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥ 

venerdì 1 dicembre 2023

"Tutto chiede salvezza" Daniele Mencarelli | Recensione

foto via Instagram





Tutto chiede salvezza

Daniele Mencarelli


Mondadori

Oscar Absolute


prezzo copertina: 14,00€


Vincitore Premio Strega Giovani 2020








 “Da quando sono nato non ho fatto altro che portare disordine, un’esagerazione dietro l’altra, tutto un impulso da seguire, nel bene come nel male. Non so vivere in un altro modo, non riesco a sfuggire a questa ferocia: se c’è una vetta la devo raggiungere, se c’è un abisso lo devo toccare.”




♦ RECENSIONE


Tutto chiede salvezza è una toccante testimonianza di un ragazzo che a vent’anni viene sottoposto a un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) dopo una violenta esplosione di rabbia. È l’estate del 1994 quando Daniele picchia il padre. La rabbia ha preso il sopravvento e quando riprende i sensi si ritrova in una stanza afosa che deve condividere con altre cinque persone.

Mario è un ex maestro. È consapevole della sua situazione, dispensa preziose lezioni di vita ed è ossessionato da un uccellino che si annida sull’albero visibile dalla stanza dello stabilimento.

Gianluca è bipolare e stringe subito amicizia con Daniele.

Alessandro rimane muto, immobile e con gli occhi fissi a un punto preciso della stanza. È rimasto così dopo un incidente al lavoro, ma il padre ogni tanto lo pizzica sul braccio nella speranza che ritorni in superficie.

“Madonnina” è un uomo la cui identità rimane un mistero, in quanto mai nessuno viene a trovarlo. Lui è quasi sempre dormiente e quando si sveglia ripete solo due frasi.

Giorgio è l’ultimo arrivato, ma è ben noto alla struttura.


Per Daniele è la prima volta che viene rinchiuso nel reparto di psichiatria per TSO, ma non è nuovo ad alcune dinamiche. Sono anni che corre tra diagnosi e cure risultate inefficaci o incomplete.

Daniele è un giovane che si pone molte domande sulla vita e sulla religione. È confuso, frustrato, in balia di tutto ciò che lo circonda che lo stringe come una morsa. Nel suo profondo chiede salvezza.


Il libro mette in luce la vita di alcune persone che combattono più di altre contro i loro dubbi, le loro difficoltà e le loro ombre.

La freddezza e il trattamento che il personale riserva ai pazienti al tempo mette in evidenzia le condizioni riservate al tempo in queste strutture, dove il tempo sembra non passare mai, scandito solo dai pasti, dai colloqui con i dottori e l’ora di andare a dormire.

Gli stessi dottori sembrano quasi avere paura dei loro pazienti, perché in qualche modo anche loro nella loro esistenza devono fare i conti con le difficoltà.

È visibile anche lo scontro tra scienza e senso dell’umanità e ci si interroga quanto la prima possa spingersi per salvare la seconda.


Lo stile di scrittura è molto semplice e le vicende di un giorno sono racchiuse in un unico capitolo. Il libro è breve, ma di un impatto emotivo non indifferente. In poco tempo i pazienti creano un legame di fratellanza unico nel suo genere e pagina dopo pagina si scopre sempre qualcosa di più su di loro. Nonostante le difficoltà si capiscono e creano gruppo. Si empatizza tantissimo con ogni personaggio e la lucidità con cui Daniele descrive in modo quasi chirurgico alcuni pensieri e riflessioni travolge come una piena.

In ogni caso si tifa per ogni personaggio, perché meritano di vivere, di imparare, di capire e poter rimediare agli errori.


Tutto chiede salvezza mette nero su bianco il tormento di un’anima che non sa darsi pace, ma che la vorrebbe abbracciare con tutta sé stessa.



VOTO FINALE

4/5

⭐⭐⭐⭐

BELLO


Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale.
Ogni persona è libera di scegliere in piena libertà se leggere o meno il libro in questione, quindi anche essere in accordo o disaccordo con la recensione scritta, 
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I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥

venerdì 6 ottobre 2023

"Il diritto al sesso" di Amia Srinivasan | Recensione

foto via Instagram








Il diritto al sesso
Amia Srinivasan


Rizzoli

prezzo copertina: 20,00€


Traduzione di Roberta Zuppet





“Il femminismo non è una filosofia, o una teoria, e nemmeno un punto di vista, bensì un movimento politico finalizzato a trasformare il mondo fino a renderlo irriconoscibile.”




♦ RECENSIONE


Ci sono argomenti che consideriamo spinosi. Vuoi per timidezza, vuoi per imposizioni esterne, non tutte le persone parlano di tutto in modo estroverso e uno fra tutti è senza dubbio: il sesso - tassello importante nel movimento femminista.

Ancora oggi (2023!) è considerato un taboo. Certo, si sono fatti dei passi avanti, ma ho come la personale sensazione che ne abbiamo ancora di strada da fare.

Ogni persona è libera di avere un suo pensiero al riguardo. Quello che spesso si sbaglia è imporre la nostra idea agli altri, limitando di fatto la stessa libertà altrui.


Questo saggio mette in tavola alcune realtà scomode del femminismo e del sesso, come battaglie il cui scopo non è poi così tanto inclusivo. Quindi, queste battaglie non hanno valore oppure sono anche loro azioni di emancipazione? Dichiarare illegale la prostituzione è volta a proteggere chi usufruisce questa strada, oppure la si peggiora? La p*rnografia mainstream è la sola rappresentazione del desiderio dell’uomo medio bianco cisgender, oppure è anche questa una sorta di libertà di agire?



Il saggio offre numerosi spunti di riflessioni e scopre soprattutto i nervi più delicati, non per screditare il movimento femminista in sé, quanto a far rendere conto che non sempre esiste una risposta univoca che possa effettivamente tutelare tutte le persone coinvolte. Spesso ci si trova a dover giostrarsi tra standard e idee personali, diritto e volontà, idee interiorizzate e azioni di emancipazione, senza tralasciare il tanto contraddittorio capitalismo.

Una delle soluzioni che metterebbe una buona base di partenza è quella di puntare sull’educazione sessuale a scuola. Sembra più facile a dirsi che a farsi, in quanto non si dovrebbe tralasciare nemmeno la più piccola sfaccettatura. 

Non è facile sciogliere tutti nodi, è un lavoro a tempo pieno, ma con l’aiuto di tutte le persone coinvolte si può rendere una singola voce silenziosa rumorosa. Non servono punizioni più aspre e tanto meno divieti morali: servono tutela e libertà.



Un saggio che consiglio caldamente di recuperare e leggere con molta attenzione al fine di mettere in discussione anche quello che si credeva inclusivo e giusto, rendendosi conto di quanto questo movimento sia in costante mutamento - e il bello è proprio questo. 




VOTO FINALE

4 STELLE

⭐⭐⭐⭐

BELLO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥ 




venerdì 28 luglio 2023

"Zucchero bruciato" di Avni Doshi | Recensione

foto via Instagram


Zucchero bruciato

Avni Doshi



in foto TEA libri per Casa Editrice Nord

prezzo copertina 9,90€


Traduzione di Francesca Martucci




“Mia madre ha un nome bellissimo. Tara. Significa stella, è uno dei nomi della dea Durga. Come Kali Mata. Mi ha chiamata Antara, conoscenza profonda, non perché amasse quel nome ma perché odiava se stessa. Voleva che sua figlia avesse una vita la più diversa possibile dalla sua. Antara era in realtà Un-Tara, come dire non-Tara: perché Antara sarebbe stata diversa da sua madre. Ma quel tentativo di differenziarci ha finito per metterci in competizione.”



♦ RECENSIONE


Già con il significato dei loro nomi, madre e figlia disegnano un quadro aggrovigliato di esistenze la cui cornice fatica a tenere a bada.

Tara sta perdendo la memoria, i momenti di non lucidità aumentano sempre di più, mettendo a dura prova la già tormentata vita della figlia. Antara porta ancora le ferite di un passato tartassato dalla ribellione giovanile della madre, che ha un matrimonio finito alle spalle e la volontà di vivere secondo le sue idee, senza badare all’incolumità di Antara. Sono tanti i traumi che la figlia vuole far ricordare alla madre nonostante l’Alzheimer pressante, perché per colpa sua si trova a dover fare i conti con turbamenti e mancanze.

Ma che senso ha farle riaffiorare il passato se la sua memoria non collabora?

Antara, inoltre, è circondata da persone che non la aiutano. Il padre biologico è assente e non ha fatto nulla (tranne una piccola eccezione) per salvare la figlia, il legame con il marito Dilip entra in crisi, la suocera non fa altro che ostacolare la nuora e la sua amica sembra non accorgersi di nulla.


È una vita claustrofobica e tormentata quella di Antara, legata alla città di Pune e rinchiusa in un circolo vizioso da cui vorrebbe evadere ma non trova soluzione. Madre e figlia sono in costante lotta tra loro, si vogliono differenziare, ma falliscono. Antara deve fare pace con il fatto che non è poi così tanto diversa dalla madre. Questa consapevolezza la porterà a seguire le stesse orme della madre o la spronerà ad agire diversamente? Il finale rimane aperto per una personale interpretazione. 



Un romanzo dalla prosa asciutta e tagliente che ripercorre il passato delle due donne mettendo in luce difficoltà, incomprensioni e rivalità che caratterizzano il loro legame turbolento.

La lettura si destreggia in momenti pregni di informazioni e le vicende del passato vengono a galla intrecciandosi con il presente senza seguire regole precise.

Il punto di vista della figlia permette di empatizzare con il suo tormento, la sua rabbia e la sua voglia di vendetta, ma anche la confusione e i dubbi che tutta questa situazione la porta ad affrontare.

Verso il finale si rimane con l’amaro in bocca, perché non si ha una risposta precisa, punto che sarebbe stato interessante approfondire di più, poiché sarebbe stato in linea con la narrazione. Anche il rapporto con il marito viene solo accennato, lasciando un po' tutto in sospeso. È una lettura che coinvolge e offre molti spunti di riflessione, anche se nel complesso manca quel qualcosa in più per far scattare la scintilla.


Zucchero bruciato è un romanzo d’esordio che nonostante qualche difetto si fa sentire e lascia il segno, raccontando di un legame madre-figlia difficile, ma anche sull’impotenza che determinate situazioni presenta.




VOTO FINALE

3 E MEZZO

⭐⭐⭐ e mezzo

BUONO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.


Grazie ♥ 




mercoledì 26 luglio 2023

"La vera storia del pirata Long John Silver" di Björn Larsson | Recensione

foto via Instagram




La vera storia del pirata Long John Silver

Björn Larsson



Iperborea


prezzo copertina: 18,50€


Traduzione di Katia De Marco

Postfazione di Roberto Mussapi











"Posso dire di aver vissuto, questo è poco ma sicuro, com'è vero che mi chiamo John Silver, detto Long, detto Barbecue, anche se non è durato fino alla fine, e forse non c'è poi tanto di cui vantarsi. D'altra parte, ho fatto quel che ho potuto per sopravvivere a me stesso."



♦ RECENSIONE


È sempre difficile rendere giustizia a un libro che ha colpito in modo particolare e lo è ancora di più se all’inizio non ci avresti scommesso un soldo.

Ci provo.



Il personaggio di John Silver è presente nell’opera de L’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson. È una figura misteriosa, si destreggia senza difficoltà nonostante abbia una gamba sola ed è capace di attirare l’attenzione con poche parole. Nell’opera - nonostante l’importanza delle sue azioni - rimane un po' al margine e alla fine quando sparisce nel nulla il pubblico rimane senza una spiegazione. Ed ecco che Björn Larsson sazia la voglia di conoscere questo personaggio tanto enigmatico quanto interessante.



Siamo nel 1742 e John Silver riconosce di aver vissuto a lungo. Tutti quelli che conosceva sono morti e dal suo nascondiglio in Madagascar sente l’esigenza di scrivere la sua storia.


John Silver abbandona la sua casa natale all’età di quindici anni. Non sa bene cosa vuole fare nella vita, ma durante il colloquio con un capitano in una taverna rimane affascinato dai suoi racconti della vita in mare e dentro di lui scatta qualcosa: ha trovato la sua strada.

Il suo primo capitano è il signor Wilkinson e gli rimane fedele per ben dieci anni. Durante questo tempo John impara bene com’è la vita in una nave e lo mette senz’altro a dura prova. Si lascia alle spalle l’ingenuità di ragazzino e forgia la sua maturità giorno dopo giorno. Questa con il capitano Wilkinson apre le porte a innumerevoli avventure, perché com’è vero che si chiama John Silver, ne ha vissute di vite quest’uomo.



L’autore fa narrare Silver in prima persona e il coinvolgimento è assicurato. Il ritmo è incalzante e il susseguirsi delle vicende tra passato e presente danno poco respiro a chi legge – qui la noia non è contemplata.

John Silver mette nero su bianco alcune scomode realtà, come le pessime condizioni dei marinai, il contrabbando, la pirateria, il commercio illecito, la tratta degli schiavi e lui stesso di tutto questo ne è sia artefice che vittima.

Il linguaggio è specifico per quanto riguarda la navigazione e crudo nelle varie dinamiche storiche che spesso dimentichiamo essere successe per davvero. Non ci sono sentimentalismi inutili, solo eventi descritti con chiarezza e spietatezza.


John Silver parte dal basso e con fatica e astuzia arriva ad essere il braccio destro del capitano di turno, posizione che lui però non ricoprirà mai, perché “avevo un cappio intorno al collo, ma le spalle le ho sempre avute libere” ripete spesso.

Il suo fascino è anche dovuto dal fatto che lui rimane fedele a sé stesso dall’inizio alla fine, nel bene e nel male. È astuto, impara in fretta, sbaglia, ma non si perde mai d’animo, nemmeno quando inizia ad essere ricercato in più posti.

Si ritrova sempre in situazioni difficili, eppure non si piange mai addosso e compiendo scelte più o meno discutibili riesce a cavarsela – con anche una buona dose di fortuna, bisogna riconoscerlo, riuscendo a raggirare più volte la minaccia della forca. 

Gli unici momenti in cui sente di avere le gambe molli è quando incontra due donne che gli faranno cadere per un po' la sua corazza dura per dare spazio a un minimo di sentimento, ma niente romanticismo smielato. Quello che lega Silver e le due donne che incontra durante il suo percorso (che non menziono solo perché gli incontri sono tutti da scoprire) è un legame difficile da incasellare, eppure esiste.

L’unica pecca del libro è che queste donne non hanno un loro approfondimento. Rimangono accennate, poco presenti, ci sono per un determinato scopo e sono loro ora a rimanere avvolte nel mistero. Eppure è una mancanza che si può comprendere, perché questa è la storia di Long John Silver, di quello che ha dovuto passare prima di ritrovarsi da solo e stabilito in un rifugio nascosto. Di un gentiluomo di ventura e nemico dell’umanità, che non si è mai perso d’animo, ha sempre trovato il modo di sfuggire alle difficoltà e ha aiutato in qualche modo altre persone. 

Ha solcato mari, ha commerciato illegalmente, ha obbedito ai capitani di turno, ha aiutato ed è stato tradito, si è unito ai pirati più spietati del tempo non senza incutere altrettanto timore e facendosi rispettare. A suo modo è sempre stato libero di scegliere e agire come pensava fosse giusto agire dall’inizio alla fine e sicuramente è stato protagonista del suo vissuto.



La vera storia del pirata Long John Silver è un romanzo di avventura rivolto ad un pubblico più adulto, dove si intrecciano ribellioni, combattimenti, vita, morte, miseria, vittorie, vendette e il tutto raccontato con fredda lucidità. Per esempio, l’episodio di apertura racconta di come John ricordi perfettamente la sensazione della lama che amputa la sua gamba lesa da una sua ben nota conoscenza e lo fa con una freddezza quasi invidiabile. Ogni ferita, ogni perdita non hanno fatto altro che renderlo ancora più perspicace e reattivo.

Un lungo viaggio fino ad arrivare anche a intrecciarsi con l’impresa con Jim Hawking ne L’Isola del Tesoro per il tanto agognato tesoro del pirata Flint, con cui lo stesso John ha trascorso gli anni migliori della sua vita che si conclude con un finale che lascia la sensazione di aver perso un amico per sempre.


Ce ne sarebbero di cose da dire su questo libro, ma non voglio rovinare l’esperienza.

È una lettura che tiene alta l’attenzione, si divora a suon di imprese, dove i contrasti non sono mai stati tanto in lotta tra loro. Un libro tutto da scoprire, che stimola l’interesse verso una vita avventurosa, senza cadere nel moralismo.


Lunga vita a John Silver!



VOTO FINALE

5/5

⭐⭐⭐⭐⭐

BELLISSIMO


P.S. Nonostante non sia di vitale importanza al fine della comprensione generale, personalmente consiglio la lettura de La vera storia del pirata Long John Silver dopo quella de L’Isola del Tesoro, perché si aggiungono dei dettagli in più.  



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥