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giovedì 25 maggio 2023

"Gli amanti della notte" di Mieko Kawakami | Recensione

foto vita Instagram




Gli amanti della notte
Mieko Kawakami

edizioni e/o

prezzo copertina: 19,50€



traduzione dal giapponese a cura di Gianluca Coci




♦ RECENSIONE


Irie Fuyuko ha 30 anni. È una correttrice di bozze freelance, vive da sola, non ha amici, non ha una relazione e segue una routine giornaliera standard.

Il suo essere di poche parole è in netto contrasto con la chiacchierona Hijiri, sua referente al lavoro. Durante gli incontri, infatti, è Hijiri a dominare la conversazione in cui snocciola le sue idee e riflessioni come fossero un flusso di coscienza, mentre Fuyuko si limita ad ascoltare e a sussurrare qualche consenso.

Irie ha molta difficoltà a interagire con le persone in qualunque contesto e questo viene accentuato nel momento in cui la sua strada si intreccia con quella di Mitsutsuka. È un uomo sulla cinquantina e la sua entrata in scena porta alla protagonista non pochi cambiamenti – sia positivi che negativi.


Parlare de Gli amanti della notte non è semplice, in quanto in meno di trecento pagine si racchiudono più mondi. Un mondo in cui la società ci vorrebbe in un determinato contesto lavorativo e personale. Un mondo in cui i pregiudizi e gli stereotipi mettono a dura prova chi vorrebbe scappare dai vincoli. Un mondo in cui esistono molteplici sfaccettature di pensieri e stili di vita che mettono in discussione altrettante realtà.


Fuyuko è una persona che sembra vivere dentro a una bolla con l’intenzione di non venire influenzata dall’esterno e quando succede non sa come comportarsi. È molto insicura, molto timida, ha costantemente paura di tutto e si scusa sempre, anche se non c’è motivo. Tutto questo potrebbe irritare un po' chi ha l’abitudine di leggere scene di azione o comunque un po' movimentate. È doveroso informare, infatti, che alcuni dialoghi sono spesso inusuali, al limite del senza senso, eppure proseguendo con la lettura ogni tassello andrà al suo posto e si scoprono carte buie e traumatiche.


->[QUESTO POTREBBE ESSERE UNA SPECIE DI SPOILER ma è doveroso avvisare che Fuyuko ha subito una violenza quando era ragazzina - scena raccontata senza crudeltà, ma a forte impatto emotivo - e questo potrebbe essere uno dei motivi per cui ha rafforzato il suo muro di protezione per difendersi dal mondo, oltre al fatto di trovare conforto con nell’alcool. Già, Fuyuko ha anche questa dipendenza.] <-


Il finale è amaro e inaspettato, eppure lascia quel briciolo di speranza da affidare a Fuyuko che altro non è che una persona che vorrebbe solo vivere la sua vita e trovare quel riscatto che merita. 



Gli amanti della notte parla di legami, di sentimenti repressi, di solitudine, di depressione (anche se non viene detto in modo esplicito), di dipendenze mettendo in contrasto i modi diversi di affrontare le situazioni.

Non è una lettura dalla immediata comprensione. Come in ogni libro, ogni persona percepisce sentimenti diversi. Qui non ci sono ragionamenti filosofici o spiegazioni retoriche; la scrittrice si limita con delicata dignità a far luce su soggetti più fragili che spesso sono incompresi e vengono lasciati da una parte. Inoltre, non c’è la classica storia d’amore che si pensa di trovare.

È un libro che in un certo senso ti fa fermare ad apprezzare le piccole cose e renderti partecipe di qualcosa che per colpa della frenesia della vita rimane in sottofondo o addirittura nascosta.


Lo stile di scrittura è asciutto, il ritmo è abbastanza lento per buona parte dello sviluppo e il punto di vista della donna permette a chi legge di calarsi perfettamente nel personaggio e nella situazione.


Fuyuko è la protagonista la cui staticità è in parte apparente. Il suo animo è fragile, è formato da tante piccole increspature anche contrastanti e l’incontro con Mitsutsuka le farà scattare qualcosa. Durante le battute finali si percepisce proprio un punto di rottura, in cui si fa strada nella donna una sorta di consapevolezza nuova sia dal punto di vista della solitudine sia dai sentimenti che prova.

Nonostante il finale aperto e l’amarezza degli eventi, Gli amanti della notte riesce a scaldare gli animi più affini. In Fuyuko avviene un piccolo cambiamento che fa da trampolino di lancio per una ritrovata speranza – più che meritata, aggiungo.




VOTO FINALE

4/5

⭐⭐⭐⭐

BELLO


Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥ 

giovedì 18 maggio 2023

"Teoria e pratica di ogni cosa" di Marisha Pessl | Recensione

foto via Intagram



Teoria e pratica di ogni cosa

Marisha Pessl


Bompiani

prezzo copertina: 16,00€


Traduzione a cura di Carlo Prosperi






“Siamo preda di un’invincibile cecità rispetto alla vera e reale natura delle cose.”



♦ RECENSIONE


Blue Van Meer ha sedici anni ed è una ragazza che ha già assimilato moltissime nozioni tratte da libri e film grazie all’intellettuale padre Gareth. I due conducono una vita solitaria e nomade, in quanto Gareth è un visiting professor e sono così obbligati a cambiare spesso località. La madre è tragicamente morta in un incidente diversi anni dietro e forse è anche questo il motivo dei numerosi spostamenti; il padre probabilmente sta ancora elaborando il lutto.

Durante l’ultimo anno di Blue, però, fanno un’eccezione e si fermano nel North Carolina per tutti i mesi scolastici, rompendo la solita routine.

Hannah Schneider è un’insegnate che tiene un corso di cinema proprio nel liceo di Stockton, ma è anche il punto di riferimento del gruppo più misterioso di studenti della scuola, ovvero i Sangueblu, composto dall’affascinante Charles, dalla bellissima Jade, dall’ordinario Nigel, dal robusto Milton e dalla soave Leulah.

Un incontro casuale permetterà alle strade di Blue e di questo gruppo di intrecciarsi.

All’inizio Blue e il gruppo incappano in qualche difficoltà di integrazione, ma tra cene e feste riescono a convivere tra le discrepanze tipiche della loro età.

L’evento che rompe la spensieratezza è la morte di Hannah. Blue è l’unica non prendere per buona il suicidio come causa dell’evento e usa il suo sesto senso per calarsi nel ruolo dell’investigatrice per arrivare alla verità.



Arrivata a questo punto è doveroso intromettermi e fare alcune precisazioni sul libro.

Leggendo la quarta di copertina sembra essere un thriller investigativo, volto a risolvere il caso. Sembra anche essere un romanzo di formazione.

Spoiler: non è nulla di tutto questo.

Forse l’unica tematica che si evince è quella della solitudine e della vulnerabilità dell’adolescenza, ma nulla di così lampante.


E quindi cos’è?

Andiamo con ordine.


La morte di Hannah dovrebbe essere il punto focale del romanzo, l’evento che cambia le carte in tavola, il plot twist per eccellenza, ma l’effetto shock è totalmente annichilito in quanto è anticipato sia in quarta di copertina, sia accennato a inizio lettura. È un qualcosa che si sa che accadrà e in effetti avviene, ma a oltre metà libro.

Quello che non regge è tutto lo sviluppo della storia che non spicca, non approfondisce e rimane piatta per tutto il corso della lettura – salvo una piccola eccezione.

Il lungo flashback attraverso cui Blue ripercorre gli eventi antecedenti alla tragedia non presenta elementi di elevata importanza. Quando si arriva alla morte di Hannah, invece, sembra mettersi in moto qualcosa. Blue inizia ad indagare, raccogliere informazioni e scopre qualcosa che sembra essere in qualche modo collegato con gli eventi e le persone che la circondano. Ma questo sperato slancio di trama svanisce in un batter d’occhio, lasciando chi legge con più domande che risposte e con una sensazione di fastidio addosso.

I personaggi sono insipidi, piatti e incarnano forse i peggiori stereotipi di snobismo che si possa immaginare. Spesso si confondono tra loro, perché l’approfondimento caratteristico non è pervenuto. Spesso anche i dialoghi sono poco costruiti e non c’è nemmeno quel legame di amicizia che si speri nasca.

Non sono chiare molte dinamiche e si perde spesso il filo del discorso anche a causa del voluto stile di scrittura ricco di citazioni di film e libri risultando pesante.


(E qui mi intrufolo di nuovo io con una domanda: ma come fa una ragazza di appena 16 anni ad aver letto tutti i libri in commercio e visto tutti i film prodotti? Non dico sia impossibile, ma è altamente improbabile una cosa del genere, tanto da dare quasi fastidio).


Una cosa, però, c’è: un vero e proprio colpo di scena alle battute finali turba parecchio chi legge, ma anche qui, non si ha spiegazione di nulla.

In poche parole, alla fine si ha la sensazione di aver letto tante parole su parole, ma nulla di fatto. Il libro non ha l’approfondimento di trama e indagini che sembra promettere leggendo la trama.


Parlando anche di numeri. Il romanzo ha 682 pagine. La fatidica tragedia avviene a pagina 446, dopo aver raccontato poco niente che il nulla cosmico.

Solo gli ultimi capitoli hanno effettivamente catturato la mia attenzione e sembrava si fosse finalmente trovato il punto di svolta, ma non succede. Tutto si svolge ancora nella piattezza, concludendo con un finale aperto e ancora più enigmatico.


Io vorrei essere più oggettiva possibile, ma questo libro si è rivelato un flop totale, perché anche lasciando da parte le alte e diverse aspettative che avevo, si salva poco niente. Non c’è sviluppo, non c’è profondità di trama e rimane tutto inconcludente.

Una delusione che non mi sarei mai aspettata di confessare, anche se questo non mi ferma. Ho un altro libro della stessa scrittrice di cui sento dire essere molto diverso da questo. Mi sento di dare una seconda possibilità.



In conclusione, Teoria e pratica di ogni cosa è un romanzo che si presenta con delle caratteristiche ma si rivela totalmente l’opposto, dove per opposto si intende un nulla di sostanza. Non ci sono risposte alle domande poste, non c’è quel tipo di investigazione che ci si aspetta dalle premesse e la piccola parte di spicco verso la fine non riesce a salvare la lettura al completo.


VOTO FINALE

2/5

⭐⭐

DELUDENTE


Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥ 

giovedì 20 aprile 2023

"Biglietto blu" di Sophie Mackintosh | Recensione

foto via Instagram


Biglietto blu

Sophie Mackintosh


Einaudi


prezzo copertina: 19,50€


Traduzione a cura di Norman Gobetti





“Sapevo che, come colore, il blu era un concetto relativamente nuovo, che per molto tempo non l’avevamo riconosciuto né visto, che la sensibilità del colore maturava a poco a poco, e che anche essere incinta era un po' così. Nel mondo c’era stato qualcosa che prima i miei occhi non coglievano, e adesso invece era dappertutto. E non avrei voluto vederlo, non avrei voluto che la mia percezione venisse così alterata. Non avrei voluto sapere che ogni cosa stava cercando di uccidermi. Strano, essere così profondamente vulnerabile.”




 ♦ RECENSIONE


Quando una ragazza inizia ad avere il ciclo mestruale viene condotta in un edificio dove si esegue la Lotteria. Qui deve estrarre un biglietto e a seconda del colore la sua vita è decisa.

Biglietto bianco: destino di vita coniugale e materna.

Biglietto blu: tutto il resto, ma con il divieto assoluto di avere figli.

La protagonista Calla pesca il biglietto blu e all’inizio lo conserva dentro al medaglione con fierezza.

Ma il tempo passa e in lei qualcosa non va come auspicato.


Calla non è più una ragazzina, ora è adulta con un lavoro stabile e una routine ben precisa, ma da un po' di tempo prova una smania incontrollabile di avere un figlio. Si agita vedendo carrozzine con dentro paffuti neonati e guarda il suo biglietto blu con disprezzo. Si frequenta con un uomo al fine solo di rimanere incinta, ben consapevole che per lei questa strada è proibita.

Durante la consueta visita dal dottore si scopre la gravidanza illegale e lo stesso medico propone due alternative: lui può porre fine a questa situazione seduta stante e non se ne parlerà più, oppure la paziente dovrà scappare. Calla non vuole sentire ragioni. Così un giorno le viene consegnato un kit di sopravvivenza base e dodici ore di vantaggio per fuggire dagli emissari che si metteranno alla sua ricerca per riportarla indietro e chissà con quali conseguenze.

Calla non esita, prende il kit e si lascia questa vita alle spalle dando inizio alla fuga che la metterà a dura prova.



Voglio essere onesta, questo libro mi ha lasciata con un giudizio a metà, quasi perplessa, ma cercherò di andare con ordine.


Lo stile di scrittura è a dir poco freddo, scarno, diretto, brutale e i dialoghi non sono segnati dalla punteggiatura. I capitoli sono brevi e la narrazione è scandita da paragrafi all’inizio di tre o quattro righe poi un po' più articolati.

Il punto di vista è interno di Calla che è un personaggio un po' difficile da inquadrare per bene, perché ha diverse sfaccettature opposte che la contraddistinguono.

Lei è una delle tante pedine di questo mondo che segue le regole imposte, fino a quando inizia ad avere dubbi su qualsiasi cosa, soprattutto sulla sua sorte e si ribella assecondando quella che è la sua volontà. Per lei una gravidanza è proibita, eppure la cerca, perché è quello che ha scelto.

Calla è di poche parole, insicura e con difficoltà cerca di svincolarsi da tutto quello che le è stato imposto da sempre. Eppure è anche impulsiva, brutale e le sue parole sono taglienti. Durante la fuga conosce altre donne nella sua stessa situazione, ma imparerà anche a conoscere diversi punti di vista di uno stesso argomento.

Calla è contraddittoria, spesso non si capisce il motivo di un determinato gesto e la modalità di narrazione non facilita il compito, in quanto è schietta, diretta e non lascia spazio ai sentimenti.

La protagonista è un connubio di opposti ma non è tanto diversa da noi. È un esempio per far capire che una caratteristica non per forza ne cancella una contraria.


Una grande falla di questo libro è senza dubbio la mancanza di un contesto sociale e ambientale. La narrazione inizia in medias res, quindi nel bel mezzo dell’azione e non viene data nessuna informazione su chi comanda, come funzionano i meccanismi, perché sono così, quali potrebbero essere le conseguenze, chi controlla. Nulla.

Si sa che alle ragazze viene assegnato il biglietto del colore predestinato e si accenna a delle prove di sopravvivenza, ma niente di più. Dopo la Lotteria non hanno più contatti con i genitori, non hanno amici e vengono lasciate in balia della sorte. Ma perché succede questo?

Inoltre, sono accennati spesso gli emissari che si deduce siano una specie di polizia e il Confine, dove si dice ci sia il libero arbitrio e non esista nessuna Lotteria.

Ma quindi, è solo questo posto dove c’è questo esperimento? Com’è il mondo in questione?

Nessuna spiegazione.

Anche il ruolo degli uomini è molto ambiguo. Loro sono menzionati solo attraverso l’iniziale del nome, ma non si sa se devono anche loro rispettare delle regole oppure sono completamente liberi. Probabilmente questo è voluto per dare spazio solo alla figura della donna.

Si deduce che Calla viva in una sorta di regime quasi dispotico, fortemente patriarcale, ingiusto e che lei sia una sorta di immagine di ribellione per andare contro a quello che le è stato imposto da altri.

Scegliere. Lei vuole sceglie da sé quello che vorrebbe nella vita. Se una donna vuole avere figli, sposarsi, lavorare, amare chi vuole, o tutto insieme, deve essere libera di scegliere.


Biglietto blu è una sorta di manifesto per far riflettere su come l’imposizione esterna porti solo a conseguenze negative. È una voce di ribellione contro gli stereotipi ed esorta a pensare con la propria testa, ascoltare il proprio istinto e agire a qualunque costo.


Ed è qui che entra in gioco la mia perplessità.

Da un lato mi è piaciuta la determinazione della protagonista a ribellarsi contro questo sistema ed è interessante vedere come in situazione di totale disperazione lei agisca, ma d’altro canto non si può certo sorvolare sulla totale assenza di approfondimento del contesto.

Ci sono più domande che risposte, tutto risulta a volte semplificato e capisco le critiche negative sollevate da chi lo ha letto, ma se ci si concentra sul concetto di libera scelta che devono avere le persone - in questo caso le donne - offre molti spunti di riflessione.


Calla è intenzionata a raggiungere il Confine, durante l’evasione incontra anche altre donne e con una in particolare il legame che nasce è forte, ma non mancano gli ostacoli e i tradimenti. È un cammino che la porterà a raggiungere una certa consapevolezza del mondo e di tutto ciò che la circonda, senza perdere di vista il suo scopo.

Sul finale Calla dovrà compiere una straziante scelta e la conclusione rimane aperta alla libera interpretazione di chi legge, anche se è intuibile l'intenzione della donna.


Quindi, in conclusione i piatti della bilancia dei pro e dei contro sono pari: ottimo spunto di riflessione sul ruolo della donna e sulla sua libertà, ma manca tutta la parte strutturale di contesto che fa perdere punti nel complesso.

È un libro che vale la pena di essere letto? Personalmente penso di sì, però avendo bene a mente le premesse iniziali e lo scopo del romanzo.



VOTO FINALE

3/5

⭐⭐⭐

BUONO

(con riserva)



P.S. interessante anche il ruolo dei colori e la loro connotazione: blu-serenità; bianco-purezza, grigio-opacità, rosso-sangue, arancione-pericolo, giallo-malattia, verde-natura.

Leggerò sicuramente altro dell’autrice, perché credo di aver capito le sue intenzioni e il suo stile. 



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
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Grazie ♥ 

mercoledì 12 aprile 2023

"L'avversario" di Emmanuel Carrère | Recensione

foto via Instagram





Emmanuel Carrère
L’Avversario


Adelphi edizioni
prezzo copertina: 17,00€

Traduzione a cura di Eliana Vicari Fabris



♦ RECENSIONE


9 gennaio 1993. Jean-Claude Romand è protagonista di un fatto di cronaca nera, in quanto ha ucciso la moglie, i suoi due figli e i suoi genitori.

Era un medico, più precisamente specializzato nel settore della ricerca ed era così capace da lavorare per l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ma era talmente bravo a destreggiare la sua vita di marito, padre e lavoratore da non far sospettare a nessuno che la sua parte lavorativa fosse tutta una farsa.



“Di norma una bugia serve a nascondere una verità, magari qualcosa di vergognoso, ma reale. La sua non nascondeva nulla. Sotto il falso dottor Romand non c’era un vero Jean-Claude Romand.”



Per quasi vent’anni Romand ha costruito un castello di menzogne e se l’è cavata, fino a quando si è trovato con le spalle al muro. Forse è per questo che ha compiuto quel gesto estremo o c’erano altre ragioni?


L’autore immagina cosa l’assassino provasse nei momenti in cui in teoria sarebbe dovuto essere al lavoro, ma che in realtà era in dimore temporanee, tra solitudine e relazioni extra-coniugali ed è inevitabile lo shock: come ha fatto a nascondere tutto questo per così tanto tempo?

Pensava poi di dire la verità? Pensava di riflettere sulle sue scelte? Romand si definisce un padre e un marito sincero, ma come si può credergli dopo quello che ha fatto?



L’Avversario è un libro di cronaca in bilico tra no-fiction e fiction, perché la strage è realmente accaduta, ma le varie argomentazioni sono frutto dell’autore che non giustifica, non assolve e non compatisce. Si limita e mettere nero su bianco un fatto di cronaca lasciando a chi legge la libertà di elaborare un proprio pensiero.



Lo stile di scrittura è quello tipico di Carrère per scioltezza e freddezza nel raccontare gli eventi, ma pecca in quello che mi aspettavo fosse il fulcro del libro, ovvero l’approfondimento psicologico del personaggio.

Lo stesso autore è entrato in contatto con Jean-Claude e il suo avvocato, ha assistito alle udienze per capire come mai un fatto del genere lo abbia così turbato. Questo turbamento si percepisce proprio per il dubbio di non sapere dove collocarsi, se tra la compassione e il disprezzo. Non si riesce a dare una risposta netta e questo non è da biasimare, ma date le premesse ci si aspetta ragionamenti più articolati dove si scava nella mente. Vengono accennati episodi di depressione e totale isolamento di Romand dopo degli eventi precisi; possibile che sia stato così bravo da imbrogliare tutti? Perché non si scava a fondo su questo? Si poteva evitare la tragedia? È tutto frutto di traumi passati? Fino a quanto ci lasciamo abbindolare dalle apparenze?


L’Avversario è una lettura che lascia in sospeso e fa riflettere su come spesso noi stessi siamo il nostro nemico, il nostro avversario, il nostro lato avverso, ma anche come a volte non sappiamo dare una risposta precisa su determinati comportamenti e di come la lucidità della ragione viene meno in momenti di buio, debolezza e incertezze.


È un libro senza dubbio scritto bene in cui per una buona parte la tensione e il senso di follia sono a livelli alti, ma che si conclude in modo frettoloso, rimanendo in superficie, senza scavare a fondo sulla personalità e sugli eventi accennati.


Nel complesso è una lettura fattibile e senza dubbio mette chi legge in una posizione scomoda, ma senza urlare al capolavoro.



VOTO FINALE

3/5

⭐⭐⭐

CARINO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥

mercoledì 5 aprile 2023

"La gazza" di Elizabeth Day | Recensione

foto via Instagram





La gazza
Elizabeth Day

Neri Pozza editore

prezzo copertina: 19,00€

Traduzione a cura di Chiara Ujka



♦ RECENSIONE

Marisa e Jake si sono conosciuti grazie ad un’applicazione di incontri ed è subito scoccata la scintilla. Dopo qualche mese vanno a vivere insieme e il loro sogno è quello di mettere su famiglia, ma la gravidanza tanto desiderata non arriva. 

Lei è un’illustratrice di storie per bambini, mentre lui è un consulente. La nuova casa è abbastanza grande e le entrate iniziano a non coprire le spese. Così decidono di mettere in affitto la stanza al piano superiore. Offerta che una certa Kate risponde subito. Lei lavora nell’ufficio stampa di una società cinematografica e si può dire che è l’esatto opposto di Marisa, sia fisicamente che caratterialmente.

I tre instaurano una routine ben organizzata tra lavoro e cena, ma nel frattempo Marisa nota che Jake è sempre più attento a Kate. Lui la rassicura, dicendo che non c’è assolutamente nulla, lui vuole crescere una famiglia con lei, eppure Marisa non gli crede.

Le preoccupazioni non si attenuano nemmeno quando Marisa scopre di essere finalmente incinta e arriverà al punto di voler addirittura uccidere la nuova coinquilina, perché niente potrà rovinare questo momento tanto atteso, ma...

Qui c’è la svolta. Un colpo di scena fa cambiare registro alla storia e tutto quello che si credeva, si sfalderà.


La gazza è un thriller psicologico che tocca temi molto importanti, come il desiderio di volere figli, la maternità, la fertilità e il tutto in un ambiente dove ci sono anche legami disfunzionali, manipolatori e ossessivi.

La storia dà spazio a una coppia che supera numerosi ostacoli al fine di ottenere ciò che davvero desidera, combattendo contro impedimenti e ossessioni esterne.


C’è un grande però.


Il fatto di essere un libro scritto bene e quindi garantisca un ritmo di lettura incalzante, non basta per reggere un finale dove la tensione scende in caduta libera.

Il plot twist che scombina la trama arriva poco prima della metà e – non volendo fare spoiler – mi limito a dire che dopo questo evento la verità sarà certo rivelata, ma un personaggio importante non viene più preso in considerazione come dovrebbe e viene liquidato di fretta e in modo banale.

Inoltre, ci sono alcune dinamiche familiari che sono al limite dell’esasperazione e anche qui, come si conclude un particolare litigio finale, risulta convenzionale.



Ricapitolando: la parte iniziale e la parte centrale sono le parti migliori, dove da un lato viene introdotta la situazione, dall’altro viene svelata la verità dei fatti, con una lunga e interessante digressione sul percorso che una coppia deve percorrere quando una gravidanza desiderata non arriva. (Questa è una parte emotivamente densa di emozioni potenti, quindi, attenzione a chi è molto sensibile al tema).

Il finale è sperato, ma risulta frettoloso e abbastanza intuibile, il che ci sta, ma da come erano state presentate le premesse, stona il mancato approfondimento di quel personaggio. Se a un personaggio riveli una certa condizione, ma dopo non fai un minimo di approfondimento, si lascia chi legge con l’amaro in bocca.


La gazza è un romanzo nel complesso godibile ed è ottimo per chi si trova nel blocco del lettore o vuole una lettura senza troppe pretese, ma lo sviluppo presenta alcuni scivoloni di trama che fanno storcere il naso.

Bello, ma non bellissimo.


VOTO FINALE

⭐⭐⭐

3/5

CARINO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
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Grazie ♥ 

mercoledì 29 marzo 2023

"La paziente silenziosa" di Alex Michaelides | Recensione

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La paziente silenziosa
Alex Michaelides


Einaudi Super ET
prezzo copertina: 13,00€


Traduzione a cura di Seba Pezzani



[…] una delle cose più difficili da ammettere è di non essere stati amati nel momento del maggior bisogno.

È una sensazione terribile...il dolore provocato dal non sentirsi amati.”



♦ RECENSIONE

Alicia Berenson è detenuta in un ospedale psichiatrico per aver ucciso il marito Gabriel.

Lei artista, lui fotografo, entrambi di grande fama e formavano una coppia all’apparenza perfetta, fino a quando una sera Gabriel torna a casa tardi dal lavoro e Alicia gli spara cinque colpi in faccia.

Theo Faber è uno psicologo che ottiene un posto di lavoro al Grove Hospital, proprio dove si trova Alicia. La donna è diventata la “paziente silenziosa” in quanto dopo l’accaduto si è chiusa in un silenzio assoluto. Theo vuole aiutarla, vuole farla parlare, assimilare il lutto, perché forse non è stata lei a commettere l’omicidio, in qualche modo è stata incastrata.

Il suo silenzio nasconde qualcosa, come anche il suo ultimo quadro dipinto e quel qualcosa è senz’altro la verità.

Durante le indagini Theo scopre molti elementi del passato della paziente e si ritrova quasi affascinato da come alcune caratteristiche siano così affini al suo stesso passato. Entrambi hanno alle spalle pesi emotivi che gravano sulla loro psiche e forse è anche per questo che Theo non si vuole arrendere: sono simili, hanno dolori simili, sono entrambi delle vittime e lui vuole aiutarla.

Il lavoro si fa più difficile del previsto, eppure contro ogni aspettativa Theo riesce a far collaborare Alicia. Lei parla, si esprime, ma nessuno è pronto per la rivelazione fatale.


I capitoli brevi e lo stile di scrittura diretto e asciutto sono la chiave per ottenere l’attenzione di chi legge fin dalle prime pagine. Il ritmo è serrato e le vicende coinvolgono a tutto tondo.

La voce narrante in prima persona è quella di Theo, ma anche Alicia attraverso alcune pagine del suo diario – elemento importantissimo per lo sviluppo della storia – offre la sua versione dei fatti e sono tutti elementi che poco alla volta aiutano a disegnare il quadro completo.

Il colpo di scena finale arriva al momento giusto per cambiare completamente le carte in tavola.


La paziente silenziosa non è un capolavoro assoluto. Per chi ha già dimestichezza con il genere thriller psicologico potrebbe non essere sorpreso della rivelazione finale, ma per chi invece sta muovendo i primi passi è un ottimo consiglio.

Il libro manca di un approfondimento psicologico dei personaggi e potrebbe far storcere il naso a chi invece cerca questa caratteristica. Ci sono casi in cui questo funziona e casi in cui non funziona; qui funziona e spetta a chi legge essere in grado di estrapolare le sue conclusioni.


Questa è una lettura che svolge il suo compito, ovvero quello di offrire una lettura di intrattenimento ben scritta, coinvolgente e pronta a stupire la persona lettrice grazie ad un incastro perfetto tra causa ed effetto, silenzi e parole, bugie e verità, vittime e carnefici.


VOTO FINALE

5/5

⭐⭐⭐⭐⭐

MOLTO BELLO



Per oggi è tutto.
Grazie per l'attenzione ♥ 
Alla prossima.
Saluti e buona lettura ♥ 

La Cantina dei Libri
Federica




Questo è solo un umile pensiero puramente personale, non necessariamente condiviso.
A prescindere dal voto finale consiglio sempre la lettura di tutti i libri, perché ogni persona ha gusti e pensieri diversi.
I commenti sono ben graditi, purché sia vigile la buona educazione.



Grazie ♥